La Mannara di Sampieri cade a pezzi

La fornace Penna va salvata

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Fornace Penna, Sampieri
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SCICLI – Lo stabilimento “Bruciato”  di Sampieri resta sempre in primo piano. La Fornace Penna di Punta Pisciotto, la “Mannara” il luogo dove avvengono inquietanti delitti nell’episodio “La forma dell’acqua” del commissario Montalbano, la cattedrale laica in riva al mare come la chiama il critico Vittorio Sgarbi, rischia di crollare. Pietra dopo pietra sta diventando un rudere che s’avvia a trasformarsi in un cumulo di pietre. Un sito di proprietà privata, ventidue sono gli eredi, fra i più vincolati d’Italia. Su di essa cinque i vincoli imposti. Quello paesistico e quello di tutela della fascia costiera e poi ancora il vincolo di immodificabilità dei luoghi, quello di archeologia industriale ed in ultimo il decreto della Regione, risalente al 2004, che lo vincola come luogo del cinema. “Salvalarte”, l’iniziativa nazionale di Legambiente edizione 2017, ha puntato sulla Fornace Penna ma anche sul convento di Sant’Antonino del ‘500 sito sull’asse del torrente Modica-Scicli a poche centinaia di metri da via Francesco Mormino Penna, Bene Unesco. C’è stato un incontro fra istituzioni, esperti e studiosi, nella sede della Casa delle Culture. Di Scicli.

La presidente del circolo Legambiente “Kiafura”, Alessia Gambuzza, ha lanciato l’allarme sul serio rischio che sia la Fornace Penna che il convento di Sant’Antonino possano ridursi, da un momento all’altro, in un ammasso di macerie. In particolare sulla Fornace c’è un’attività giudiziaria avviata dalla Procura della Repubblica di Ragusa che ipotizzerebbe responsabilità sulla mancata tutela dell’immobile. E’ qui, in questo unico sito in Sicilia di archeologia industriale che fra il 1912 ed il 1924, anno in cui un incendio doloso lo ha messo fuori uso, sono stati prodotti laterizi esportati anche nell’isola di Malta. “Legambiente condivide il progetto di salvare questi immobili – dichiara Alessia Gambuzza – il primo obiettivo di uscire dai confini del territorio, lo abbiamo raggiunto. Il codice dei beni culturali per gli immobili a rischio apre la strada ad interventi della pubblica amministrazione in danno ai proprietari inadempienti. Legambiente nazionale si è dichiarata pronta ad interloquire con il Ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, al fine di portare a compimento una realistica procedura di recupero a fianco delle istituzioni locali e della società civile”. Grande attenzione, da più parti, a due monumenti vanto del territorio sciclitano. “Fino a quando la Fornace rimarrà proprietà privata ci saranno le criticità di oggi – spiega il sovrintendente ai beni culturale di Ragusa, Calogero Rizzuto – l’ex convento di Sant’Antonino si trova nelle stesse criticità della Fornace Penna e quindi le esigenze sono le stesse. Mi fa piacere che il sindaco Vincenzo Giannone si stia mostrando sensibile alla problematica della Fornace e sarebbe orientato all’acquisizione del manufatto al patrimonio comunale attraverso l’utilizzo di una parte delle royalties provenienti dalla piattaforma di estrazione che si trova al largo del territorio sciclitano. Dialogare con un amministratore che non chiude le porte all’idea dell’acquisizione è importante. Dobbiamo pensare al ritorno negativo di immagine che avrebbe la città di Scicli qualora si dovesse registrare il crollo della Fornace Penna. Sarebbe un danno incalcolabile. E’ più giusto acquisirlo, con la procedura di un esproprio per pubblica utilità, che assistere al suo crollo. E richiedere i fondi comunitari per un suo recupero e consolidamento sarebbe poi lo step successivo. Di questa procedura ne trarrebbe beneficio la provincia e la Sicilia tutta”. Sul sito, tanto caro al pittore Piero Guccione, la giunta Giannone sta lavorando. “Stiamo cercando con l’assessore Viviana Pitrolo di contattare tutti i proprietari, farli sedere ad un tavolo e capire che tipo di disponibilità ci sia da parte loro a cedere l’immobile – spiega il sindaco Vincenzo Giannone – non possiamo consentire che un luogo simbolico e reale dell’identità della città e della provincia cada distrutto. Anche il prefetto di Ragusa guarda con attenzione a questa problematica”.