Dove sono finiti i partiti politici?

Manca il dibattito ed il confronto, torna Città aperta

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SCICLI – La città di Scicli riuscirà ad uscire dal torpore amministrativo e politico in cui è caduta, ancor prima del doppio periodo di commissariamento? Oggi ci troviamo di fronte ad un’amministrazione democraticamente eletta che sta cercando di far cambiare passo ad una città che negli ultimi anni è retrocessa rispetto agli altri comuni iblei sul piano della crescita e dello sviluppo. L’unico settore che ha resistito è il turismo. Il merito (lo si sa) è solo del “Commissario Montalbano”. I nostri ‘eroi’, anzi amministratori, si sono messi di buzzo buono. Per loro c’è ancora tempo per centrare i ‘grossi’ obiettivi illustrati in campagna elettorale. Intanto, aggiustano le strade, diventate trazzere, rasano le erbacce, bonificano le aree periferiche invase da discariche abusive e puliscono le spiagge dopo la ‘pioggia’ di canne. Questi amministratori sono figli di associazioni e movimenti che hanno soppiantato le forze politiche che non riescono a compiere la svolta nel territorio. Il quadro politico nazionale non aiuta, c’è molta frammentazione che crea confusione. Nelle ultime amministrative i partiti politici hanno steccato. A cominciare dal Movimento Cinque Stelle che aveva tentato la conquista solitaria della poltrona di sindaco con Concetta Morana, ora consigliera comunale. Anche PD e Udc hanno dovuto fare i conti con il loro passato. Il Partito democratico a Scicli, diviso a metà e con due anime in contrapposizione, ha conquistato la sfiducia dell’elettore. Anche il partito che a Scicli fa riferimento al deputato Orazio Ragusa, l’Udc è alle prese con una profonda spaccatura che ha dato vita ai Centristi per la Sicilia. In questo contesto, in cui i partiti politici sono in forte affanno, prova a ritagliarsi uno spazio il Movimento “Città aperta” che fa riferimento al sindaco Enzo Gianone. “Città aperta” tre lustri fa era stato creato a sua immagine e somiglianza da Enzo Giannone. Oggi potrebbe aver un ruolo propositivo in quello che resta dell’agone politico.