Scicli, beni culturali: immenso patrimonio da tutelare e promuovere

E' importante mettere in gioco il colle San Matteo ed il quartiere rupestre di Chiafura

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SCICLI – (Di Giampaolo Schillaci) Scicli è la città del tardo Barocco Unesco più a sud d’Europa, nota per il suo paesaggio urbano e per l’elevata concentrazione di beni monumentali nel raggio di poche centinaia di metri l’uno dall’altro.

Fino a pochi giorni or sono rappresentava una delle poche città italiane e certamente del Mezzogiorno nella quale i monumenti comunali rimanevano aperti ininterrottamente fino a tardi, offrendo un servizio che, quando in estate la Diocesi apre alla visita numerose Chiese, diventava realmente unico per massa e qualità. Da un certo tempo, inoltre, si sono aggiunte iniziative private – apertura di palazzi nobiliari e di pregiate botteghe storiche – non meno interessanti e coinvolgenti.

Dopo tanti anni di efficiente fruizione dei monumenti comunali a favore dei visitatori, Scicli sembra stia perdendo questa sua peculiarità.

Si è trattato, è bene ricordarlo, di un percorso faticoso e non scevro di contraddizioni, dai primi tempi nei quali il servizio, affidato all’esterno, sembra fruttò in tutto un paio di migliaia di euro annui alle casse comunali, a tempi successivi, dove i ricavi complessivi sono aumentati di 50 volte, e di 15 volte gli introiti riservati alle casse comunali.

Scicli ha però fatto molto di più di altre pur importanti città, unendo al semplice sbigliettamento in accesso al bene monumentale un qualificato servizio di fruizione guidata all’interno. Purtroppo, occorre osservare che tale servizio è incluso nel costo del biglietto, la cui entità non risulta incrementabile sino a remunerare adeguatamente gli operatori, spesso laureati.

In questi giorni la fruizione delle emergenze culturali di proprietà comunale è stata resa precaria dalla rinuncia dell’Associazione che con un cospicuo ribasso si era recentemente aggiudicata il servizio. Dopo la rinuncia della seconda (ed unica) in graduatoria (“Troppo oneroso il bando di gara che porta la firma dell’Amministrazione Giannone”) e considerati i tempi per un nuovo bando, che non dovrà peraltro contenere gli stessi errori del primo se non si vorrà cadere nelle stesse ambasce, il rischio è di non garantire la fruizione dei monumenti per tutto il resto dell’estate 2017. E se come tutti sanno, “è lento farsi il nome e breve distruggerlo”, il danno potrebbe rivelarsi incolmabile.

Ogni cittadino deve perciò impegnarsi a fornire contributi per la soluzione del grave problema, sarà poi l’Amministrazione a dover decidere fa le possibili alternative. Una possibilità concreta è fornita dal Regolamento per la Gestione Condivisa dei Beni Comuni, di recente approvato in Consiglio Comunale. Il Regolamento prevede i “Patti di Collaborazione” fra Municipio e Cittadini e questi potrebbero aprire la via di una soluzione idonea a garantire la fruizione dei monumenti. In tutto lo Stivale gli esempi ai quali riferirsi non mancano, vanno semplicemente cercati con attenzione nel web, che li riporta tutti, e verificarne l’adattabilità alla situazione che si è creata a Scicli.

Dopo una collazione dei Patti che hanno riguardato edifici pubblici, e dopo aver effettuato uno studio attento da parte di un gruppo di lavoro al quale non sarebbe male partecipasse – fra gli altri e non da solo – un funzionario comunale, anche il Municipio di Scicli al pari di altri potrebbe redigere e pubblicare un avviso pubblico che riguardi le tre emergenze monumentali rappresentate dal Palazzo Spadaro, dalla Chiesa di Santa Teresa e dalla Stanza del Sindaco/ Commissario Montalbano. A dire il vero, si potrebbe approfittare per mettere in gioco quantomeno anche San Matteo e Chiafura, sempre con Patti di collaborazione sperimentali e che come tali dovrebbero essere di durata non superiore a un anno o, comunque, da concordare con i soggetti che, sperabilmente, si potrebbero fare avanti in risposta alla call.