Scicli, una via da dedicare al giudice Severino Santiapichi: “Promessa non mantenuta”

Lettera aperta in redazione

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SCICLI – Nella nostra Città, Scicli, per uscire dalla pesantissima crisi sociale ed economica che ci ha colpito, dobbiamo iniziare a percorrere la strada della normalità.

E per riuscirci, tutti noi, pezzi di un puzzle composto da 28 mila tessere, abbiamo il dovere di ricostruire un quadro che da tempo, privo di giusti incastri, appare sgangherato.

Noi, parte attiva della Comunità, non possiamo dimenticarci di chi, negli anni, ha portato in alto il nome di Scicli, con grandi meriti, ricoprendo cariche di enorme prestigio.

Era il 2016, quando è scomparso il Giudice Severino Santiapichi: un grande Sciclitano. Basti citare i Processi Moro e Ali Ağca. Ed ancora, un “cursus honorum” nella magistratura che non ha bisogno di particolari aggettivi: Presidente della Corte di Assise di Roma, Procuratore ad honorem della Corte di Cassazione, Vice presidente della Corte Suprema in Somalia.

Il Giudice Santiapichi non ha mai smesso, negli anni, di ripercorrere la storia della nostra Città, nemmeno nella sua parallela carriera di scrittore: tra le opere più famose, Le Ragioni degli Altri e Romanzo di un Paese. Quale Paese? Sempre il nostro, Scicli, quello in cui viviamo. Ma anche quello che, negli ultimi anni, gli ha promesso, senza poi mantenere, una degna intitolazione di una via o di una strada pubblica.

Sul punto, basti pensare alla parola data dal Primo Cittadino nel 2018, a seguito di sacrosante proposte della cittadinanza e persino di movimenti giovanili, rimaste tutte prive di seguito!

Questo, invece, è un vero e proprio dovere di noi sciclitani di oggi, che dobbiamo permettere anche alle nuove generazioni di mantenere per sempre a mente il nome di un grande giudice, giurista, scrittore.     

Il giudice Santiapichi ripeteva spesso, tanto nelle conversazioni private, quanto nelle interviste pubbliche, di quanto fosse fiducioso verso le nuove generazioni, spesso molto più preparate di quelle precedenti. Ma senza “Tracce nella memoria”, senza avere come punti di riferimento i grandi che hanno dato lustro a Scicli, come si può andare avanti?

Scicli ha bisogno di normalità, di punti fermi, di balzare alla cronaca per le proprie eccellenze. Per questo, dobbiamo mantenere vivo il ricordo di chi ha portato avanti grandi valori, il senso della Giustizia e dello Stato, per rimetterli al centro della nostra coscienza cittadina e portarli avanti con decisione e buonsenso.

Noi sciclitani abbiamo un dovere: quello di non rinviare più l’intitolazione di una via al Giudice Severino Santiapichi, un grande cittadino cremisi.

Christian Catera