“’La bellezza salverà il mondo’ diceva il Principe Miskin ne ‘L’idiota’ di Dostoevskij”

A proposito della costruzione uno stabilimento balneare di 2000 mq sulla spiaggia di ponente a Donnalucata. Avviata una petizione per salvaguardare l'arenile

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SCICLI – Tra le immagini che possono essere prese a simbolo della nostra amata borgata, una è questa: la spiaggia di ponente e la sua passeggiata. Nelle foto (pubblicata) che nei secoli l’hanno ritratta, ce n’è sempre una scattata da questa prospettiva. Siamo a Donnalucata una delle marine del Comune di Scicli. Siamo in uno dei luoghi del “Commissario Montalbano“.

Il nostro lungomare è la Marinella in cui è ambientata la fiction. Da qui si ammira la spiaggia storica con l’edificio della marina ottocentesca che affaccia sulle sorgenti e sul porto. Da qui si ammira il campanile della chiesa.

Ma non siamo “solo” i luoghi di Montalbano, la nostra storia affonda in radici antichissime. Nel quarto secolo a.c. sulle nostre spiagge sono sbarcati i fenici. Le navi greche venivano a rifornirsi d’acqua dalle sorgive che si trovano tutt’ora sul bagnasciuga. Si sono avvicendati  cartaginesi, romani, bizantini, arabi.

Dal loro passaggio nasce il nome “Ayn al – awqat” tradotto “fonte delle ore” latinizzato in Donnalucata. Lo storico arabo Edrisi racconta che le sorgenti emergessero sulla spiaggia in corrispondenza delle ore di preghiera. Queste spiagge erano l’avamposto di Scicli.

Se i granelli di sabbia potessero parlare racconterebbero il campo di battaglia che furono quando nell’anno 1091 i saraceni sbarcarono per dominare una ricchissima Scicli normanna e che in contrada Milizie la comparsa su un bianco cavallo della Vergine Maria determinò la sconfitta degli invasori. Ma se la rossa roccia, le dune di  finissima sabbia disegnata dal vento, le onde di un mare cristallino vi potessero dire, vi parlerebbero delle generazioni di persone che hanno vissuto in questi luoghi e quanto questi luoghi facciano parte del loro DNA.

Qui i greci raccolsero la Posidonia e con essa si curarono. Qui con le sabbiature i nonni trattarono i dolori osteoarticolari. Qui nell’ottocento le donne vennero a rifornirsi di acqua e a lavare i panni. Qui i pescatori ritirarono i loro gozzi.

Generazioni di bambini hanno imparato a gattonare e a camminare in questa soffice spiaggia dorata. In queste acque hanno imparato a nuotare, Qui hanno sviluppato la loro fantasia disegnando sulla sabbia.

Qui hanno dato libero sfogo alla loro creatività progettando castelli di sabbia, vulcani , piste per le biglie di vetro e animali marini. Qui i ragazzini hanno giocato spensierati correndo tra le dune e la macchia mediterranea assaporandone l’odore. Qui si divertivano a saltare sui materassini di alghe e a raccogliere conchiglie e le leggerissime palle di Posidonia. Qui sono state costruite zattere per giocare ai pirati. Qui si è sospirato al chiaro di luna e si sono fatte meravigliose nuotate notturne. Qui sono nati amori e poi famiglie. In queste sfumature di azzurri si perdono i nostri sguardi fino all’orizzonte. Qui si liberano le nostre menti. Qui un’intera comunità si ritrova ogni giorno al tramonto ad ammirare la magica bellezza di questo momento in cui il modo sembra sospendersi. Qui sono trascorse le ore spensierate, forse le migliori di intere generazioni. Qui le persone tornano tutti i giorni per ritrovare un momento di introspezione e la vita sana nel contatto con la natura. Qui chi vive lontano ha lasciato il proprio cuore e qui ritorna puntualmente per ritrovarlo.

Ora nonostante dieci anni di opposizioni, atti e accorati appelli che l’Associazione “Ainlu Kat” ha inoltrato ai vari Sindaci ed al Demanio Marittimo, questa spiaggia sta subendo l’ennesimo scempio in nome della movida e di una economia priva di etica e sostenibilità.

Dal giorno 14 aprile le ruspe hanno spianato le dune, estirpando la vegetazione, distruggendo la biodiversità, camminando sulle aree dove hanno nidificato le tartarughe caretta caretta. E qui per costruire un altro stabilimento balneare di 2000 mq, in nome di un becero guadagno su quello che una vecchia forma mentis considera un vuoto da sfruttare, si sta perpetrando la cancellazione di uno degli ultimi brandelli di paesaggio, di storia, di tradizioni, di identità che avevano resistito al brutto e ai non luoghi che sono e saranno la tragedia delle generazioni future.

Questa veduta simbolo di Donnalucata tra pochi giorni sparirà per fare posto al vero nulla. E’ arrivato il momento in cui sia il mondo a salvare la bellezza.

Aiutateci a salvare la spiaggia e tutto quello che essa per noi rappresenta.

Associazione “Ainlu Kat”

Intanto è stata avviata una petizione per salvaguardare la spiaggia di ponente di Donnalucata.