La Fornace Penna di Sampieri rischia di diventare solo un cumulo di pietre

Sarà necessario un intervento urgente per mettere in sicurezza ciò che resta del rudere dello “Stabilimento bruciato”

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SCICLI – Un coro di voci si è levato forte dopo il crollo delle tre arcate della Fornace di Punta Pisciotto a Sampieri. Tutte a dire che bisognava intervenire molto prima per mettere in sicurezza il rudere riconosciuto.

Da almeno un quarto di secolo si parla di salvaguardia dello “stabilimento bruciato”. Quanti sopralluoghi, incontri, conferenze, passerelle sono stati fatti negli anni per evitare il collasso di un raro esempio di archeologia industriale. Oggi tutti si sono resi conto che per la “Mannara” de “Il Commissario Montalbano” bisogna fare una corsa contro il tempo per evitare che tutto diventi una montagna di pietre.

In queste ore gli interventi di rappresentanti istituzionali e di associazione ambientaliste si colgono a piene mani. Il sindaco di Scicli, Enzo Giannone, si dice molto preoccupato dello stato in cui versa il rudere di archeologia industriale e dei ritardi con cui gli enti competenti stanno portando avanti le azioni di messa in sicurezza.

Nella foto Enzo Giannone

Ci rendiamo conto delle difficoltà tecnico amministrative e giuridiche – afferma il primo cittadino – nel realizzare quanto era stato affermato dallo stesso Presidente della Regione Siciliana, e concordato fra tutti gli enti interessati, anche in ragione del contenzioso avviato dai proprietari, che si sono opposti in sede giudiziaria alla prosecuzione dell’iter, ma chiediamo con forza che si vada oltre queste difficoltà e si applichino le procedure cautelative d’urgenza ai fini della messa in sicurezza del manufatto”.

Il Comune, con i propri atti di competenza, ha già raggiunto un risultato storico: il 14 settembre 2021 si è avuto il Decreto regionale di Riconoscimento della Pubblica utilità. Ora chiediamo all’Ente di tutela l’immediata applicazione di questo Decreto nelle forme consentite dalla legge”, ha concluso Giannone.

Intervenire subito per salvare il salvabile”lo scrive Legambiente Kiafura, intervenendo sulla questione fornace.

Nella foto la presidente del circolo Legambiente Kiafura, Alessia Gambuzza

Eliminata dal Piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Scicli, presente nel Piano Territoriale della ex Provincia di Ragusa, il recente passaggio della Fornace alle ‘cure’ della Regione Siciliana – scrive in una nota Legambiente Kiafura -, non affronta la questione dei tempi.

Anzi, l’esperienza insegna quanto possano dilatarsi i tempi degli espropri, per spesso concludersi con un nulla di fatto. L’elevato numero di eredi – afferma l’associazione ambientalista – avrebbe inoltre reso le trattative ancora più complesse di quanto già non potessero essere”.

Tra il coro di voci anche Scicli a destra.Lo stabilimento bruciato – si legge in una nota stampa – non aspetta le nostre comodità.
Abbiamo assistito da anni e per anni alle passerelle politiche, soprattutto a ridosso delle tornate elettorali, comunali o regionali che fossero”.

Nella foto Margherita Gintoli

Noi per primi – aggiunge la coordinatrice della lista civica, Margherita Gintoline siamo testimoni, per le centinaia di foto di passerelle dell’assessore regionale di turno, o quando abbiamo incontrato il Presidente Musumeci a Catania e ci ha rassicurati che la pratica di esproprio andava avanti speditamente. Siamo stanchi e stufi di vedere foto di passerelle o di leggere mega titoloni in cui si annunciava ok stanziamento di 600 mila euro per il Pisciotto”.

A poco ci serve il nuovo comunicato del Sindaco che ribadisce la profusione del suo impegno, non è stato abbastanza, non è servito. Il Pisciotto cade, e invece di mettersi subito in azione per cercare di salvare il salvabile, il Sindaco scrive a noi. Evidentemente quello che può fare questo Sindaco per Scicli è zero. A noi Sciclitani – conclude la nota – le parole non servono più, a noi serve avere la certezza che qualcuno si stia adoperando davvero per salvare anche il Pisciotto”.