Cava d’Aliga, “Fate giocare i nostri bimbi al parco giochi. Dove è finito il rispetto?”

In redazione una lettera di una giovane mamma che denuncia l’uso improprio della bambinopoli da parte di giovanissimi

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SCICLI – Privati del parco giochi. Accadrebbe ciò ai piccoli che, con le loro famiglie, desiderano trascorrere dei momenti di svago nella bambinopoli di Cava d’Aliga, in prossimità del lungomare Frine. Lo spazio verrebbe “occupato con arroganza e reso inospitale” da ragazzi che, per la loro età, non sono sicuramente adatti alle attrezzature ludiche installatevi.

Una giovane mamma sciclitana ha scritto alla nostra redazione. In una lettera auspica che l’area venga restituita al divertimento dei più piccoli.

Scrivo per condividere un pensiero che, sono certa – si legge -, è comune a molti cittadini e numerose famiglie che frequentano il parco giochi di Cava d’Aliga. Questi spazi sono stati realizzati per offrire un luogo sicuro e sereno ai piccoli, fino agli 8 anni. Eppure, sempre più spesso, si assiste a un uso scorretto da parte di ragazzi ben più grandi, che, incuranti delle regole e della sicurezza, occupano le strutture senza il minimo rispetto.

La firmataria della segnalazione (N. V. le sue iniziali) spiega che l’aspetto più preoccupante non è solo l’usura o il rischio di danneggiare giochi pensati per i bimbi, ma “l’atteggiamento arrogante e maleducato – afferma – di questi ragazzi quando reagiscono quando qualcuno prova a fargli notare l’inadeguatezza del loro comportamento. Genere di frasi, come ‘Non ci interessa se si rompono’ o ‘Fatevi i fatti vostri’, che non sono solo sgarbate, ma rivelano una mancanza totale di rispetto verso le persone, il bene comune e l’educazione civica”.

Non si può rimanere indifferenti. Non è una questione di ‘polemica’, ma di tutela dei bambini, dei luoghi pubblici e, soprattutto, del senso di comunità. Mi auguro che questo messaggio possa essere uno spunto di riflessione per le famiglie, le istituzioni e, perché no, anche per quei ragazzi che forse hanno solo bisogno di essere ascoltati e guidati. Serve più rispetto. Per gli altri, per le regole, per il bene comune. Solo così – termina la giovane mamma – si può vivere davvero in una comunità civile”.

 

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