Scicli, estate poco brillante: “Politica e turismo in confusione”

Il parere di uno sciclitano fuorisede. Lettera in redazione per evidenziare ciò che non starebbe andando per il verso giusto

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SCICLI – Alla politica il compito di trainare Scicli (anche nel post Montalbano). Ne ha bisogno particolarmente in questo momento il turismo, assai claudicante. L’attuale fase di incertezza amministrativa a palazzo “Palle” sembra ostacolare, ancor di più, l’andamento, già in affanno, del flusso turistico, che chiede dei binari sicuri da poter seguire dopo questa estate. Ad accorgersi delle complicazioni è uno sciclitano (A. M. le sue iniziali) che da 50 anni vive lontano per lavoro. Mette nero su bianco la sua opinione in una lettera inviata alla nostra redazione, ponendo sullo stesso piano di analisi i due temi.

A Scicli – scrive – qualsiasi amministrazione non avrebbe vita facile. Bisogna immaginare il Comune come un’auto: il pilota è la parte politica, il motore sono gli amministratori. Qui c’è la nota dolente: negli ingranaggi principali dell’amministrazione da tempo si avvicendano delle persone che non hanno a cuore le sorti amministrative dell’Ente. Spesso vengono prese delle decisioni discutibili. Queste scelte non necessariamente costituiscono un male, ma quantomeno andrebbe fatta una verifica: la persona che inserisco ha voglia di lavorare? È adatta al lavoro che dovrà svolgere? Qualcuno è in grado di supportarla per farle raggiungere quei risultati necessari in termini di efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa? Credo che nessuno si sia posto questi quesiti. A cascata questi sono i risultati”.

Una macchina amministrativa, dunque, poco competitiva che fatica a dare anche delle risposte soddisfacenti alla cittadinanza, anche quelle ordinarie. È ciò che il firmatario della lettera vuole mettere in evidenzia, facendo l’esempio del fenomeno turistico, che per anni, in tandem con l’agricoltura, ha sorretto l’economia locale. “In passato a Scicli e nelle borgate – si legge nella riflessione – il turismo era una parola presente solo sui vocabolari. Poi è arrivato Montalbano. Così, con un colpo di bacchetta magica, siamo diventati operatori turistici. Ma come si dice in Lombardia ‘ogni ofelè fa il so mesté’; tradotto in dialetto sciclitano ‘mistieri ca’ nun canusci i ta dinari diventanu muschi’. Per parecchio tempo è andata bene, adesso bisogna inventarsi qualcosa di nuovo”.

Lo scrivente rileva quelli che a suo dire siano stati gli errori principali commessi in questi anni. “Nessuno da Palermo in giù ha pensato di fare sistema. Il turista è stato visto come un pollo da spennare. Ma il pollo lo spenni soltanto una volta! Qualcuno ha memoria del caos successo a Catania quando per un cavo (andato a fuoco) si è bloccato l’aeroporto? E si potrebbe scrivere non un libro, ma un’enciclopedia! Io in genere non riesco a dare una tempistica certa alle mie previsioni, ma avevo previsto che il lievitare dei prezzi (spesso neanche supportati da una qualità corrispondente del prodotto o del servizio offerto) avrebbe generato il contesto che ci troviamo di fronte (non a livello nazionale, ma locale). L’anno scorso, a tal proposito, il Sindaco è intervenuto. Ha consigliato di calmierare i prezzi, ma gli è stato risposto di non intromettersi”.

“Questa – termina la lettera – è soltanto la punta dell’iceberg! Essendo prima sciclitano e dopo siciliano, forse sono pervaso dal pessimismo sciasciano. Ma credo che di questo passo sarà dura!”.

 

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