SCICLI – Il dito della scelta ha percorso l’intera cartina della Penisola fino a fermarsi su Scicli. È qui che un numeroso gruppo di turisti veneti ha voluto vivere il suo momento di vacanza. Ospiti in città attuali ed ex pazienti oncologici, desiderosi di trascorrere cinque piacevolissimi giorni in una incantevole location.
Tramutare un vissuto negativo, di malattia, in una esperienza positiva, di viaggio, di desiderio di comunità e di socialità. Volontà espressa dai visitatori, una trentina, in compagnia dello psicanalista che li ha seguiti durante il percorso di cura oncologica, per dare loro il supporto psicologico necessario a superare le fasi più complesse.
Insieme al dottore Luca Riccardi anche alcune infermiere, appartenenti al reparto di Oncologia di un ospedale veneto, che hanno scelto di impiegare le loro ferie per essere d’aiuto in caso di necessità.
Il gruppo di turisti, denominato “Ci siamo”, accolto dal sindaco Mario Marino, ha visitato il set cinematografico ospitato al piano terra del Municipio. Qui una divertente curiosità: uno dei visitatori, il signor Francesco, ha attirato l’attenzione per la sua incredibile somiglianza con Andrea Camilleri, posando per uno scatto fotografico accanto alla sagoma in cartone dedicata al maestro siciliano.
Una visita straordinaria che ha prodotto un evento letterario. Dal gruppo è stato deciso di presentare venerdì sera a palazzo Spadaro il libro di una di loro, Franca Portello, donna che ha superato i momenti di difficoltà, confrontandosi con l’esperienza della scrittura. “Mamoes, raccontami la mia storia”, Piazza Editore, è il racconto di Franca, che decide di adottare, nell’arco di quattro anni, due figlie in India, Kusuma e Alka, oggi donne adulte, laureate e già inserite nel mondo del lavoro in Veneto.
“Il titolo del libro – ha detto l’autrice – nasce dalla frase con cui la secondogenita, Alka, si rivolgeva alla madre, storpiandone l’appellativo, chiedendole di conoscere la storia della propria adozione. È un esempio di scrittura come terapia, per il superamento dei propri sentimenti più complessi, e fra questi la paura della morte. Una storia di maternità e di paternità, una scelta etica di assunzione di responsabilità nei confronti di due bambine orfane e di costruzione di una famiglia normale”.
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