SCICLI – Ucciso per motivi passionali Giuseppe Ottaviano. La persona arrestata questa mattina dai Carabinieri è A. G., 43enne di Scicli. Sarebbe il nuovo compagno dell’ex della vittima. I numerosi elementi raccolti, durante le indagini, hanno condotto a lui. Un forte attrito tra i due finito tragicamente, la notte di domenica 12 maggio del 2024, nella casa di via Manenti. I dettagli delle indagini sono stati illustrati in una conferenza dal procuratore capo di Ragusa Francesco Puleio.
A carico di A. G. è stata emessa, dal Giudice per le Indagini Preliminari del capoluogo ibleo, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa, perché ritenuto fortemente indiziato di essere l’autore dell’omicidio. Quest’ultimo avrebbe senza esitazioni intimato ad Ottaviano di non cercare più la donna. Ma i reiterati tentativi del 40enne di mettersi in contatto con lei nel fine settimana avrebbero indotto la persona arrestata a predisporre, stando alla ricostruzione del procuratore capo Puleio, una sorta di “spedizione punitiva”, dopo aver individuato, con l’aiuto di un complice, i vari occhi elettronici presenti nelle vie circostanti la scena del delitto, tralasciando le telecamere di un esercizio pubblico che avevano registrato l’avvicinarsi dell’indagato all’abitazione della vittima.
Il corpo di Ottaviano senza vita era stato trovato la sera seguente rispetto a quando si farebbe risalire la brutale aggressione. Un amico e alcuni familiari avevano deciso di recarsi in via Manenti, dopo che il 40enne non aveva risposto al telefono per diverse ore: forzato il portone d’ingresso, la scoperta del cadavere sporco di sangue al primo piano, all’interno della camera da letto. Ottaviano era stato ferocemente picchiato. Lo dimostravano le diverse ferite lacero-contuse presenti sul suo corpo, la rottura di alcune costole e il gravissimo trauma cranico riportato, dopo i quali “era stato lasciato da solo, agonizzante, morire lentamente“.
Accertata la natura violenta del decesso, le indagini erano state affidate al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Ragusa, con il supporto della Compagnia di Modica e sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica presente sul posto. Sin dai primi riscontri, non risultava nessun elemento che facesse pensare a una rapina, poiché non erano state trovate tracce di presenze estranee nell’abitazione; l’ambiente domestico risultava in ordine, senza segni di rovistamento o sottrazioni. Anche i telefoni cellulari e il portafogli della vittima erano presenti.
Secondo le testimonianze, Ottaviano, appartenente a una famiglia benestante e molto nota a Scicli, conduceva una vita da single ed era in contatto con diverse persone, anche per “procurarsi le sostanze stupefacenti delle quali faceva uso“, così come detto dal Procuratore capo. Durante i sopralluoghi approfonditi e ripetuti condotti dai Carabinieri del RIS di Messina, era stata confermata l’assenza di tracce riconducibili a presenze estranee all’interno dell’appartamento.
Avevano, quindi, proceduto a una ricostruzione minuziosa dei movimenti e delle abitudini della vittima, dei suoi familiari e delle sue conoscenze, concentrandosi sui mesi e sulle settimane precedenti al brutale omicidio. Gli inquirenti non escludevano, infatti, l’ipotesi che l’autore o gli autori del feroce pestaggio fossero a conoscenza di dettagli che non potevano essere noti ad estranei: meno di 48 ore prima dell’omicidio, la madre di Ottaviano era andata via da Scicli per recarsi da un’altra sua figlia, in Piemonte, e lui era rimasto solo nella grande casa.
Le serrate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa, consentivano pertanto di delineare il quadro delle abitudini di Ottaviano. Risaltava, in particolare, la sua relazione, che intratteneva da molti anni, in modo altalenante, con una ragazza. Rapporto che la donna avrebbe troncato pochi giorni prima della morte violenta del 40enne. Inoltre, tra le centinaia di ore di immagini delle telecamere del quartiere visionate dai Carabinieri, spiccava l’inquadratura di una figura, non identificata, che il sabato precedente l’omicidio era passata più volte a piedi nella zona di piazza Matteotti e via Manenti.
Da un ulteriore esame dei tabulati telefonici e da una messa a sistema di tutti i dati disponibili, emergeva un quadro d’insieme inquietante: un dissidio tra la vittima e il nuovo compagno della sua ex fidanzata sfociato qualche giorno prima della morte in almeno un “chiarimento”. Il movente passionale sarebbe stato confermato dal contenuto di diverse intercettazioni che coinvolgevano il principale sospettato. Al quarantatreenne arrestato è contestato il reato di omicidio volontario aggravato. Tutte le ipotesi accusatorie dovranno trovare conferma, quando verrà instaurato il contraddittorio tra le parti, come previsto dalla legislazione.
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