SCICLI – La torcia della riscoperta illumina gli anni ’50. Tra vecchi banconi, sgabelli e tavoli, il “Museo del Costume” ha offerto rinfrescanti sorsi di storia, riaprendo ai ricordi per una sola sera le “Putìe del vino”. In quell’epoca a Scicli le osterie rappresentavano molto più di un semplice locale dove bere; erano vere e proprie istituzioni, un cuore pulsante della vita comunitaria di una società moralmente provata dallo smarrimento post-bellico e dalle ristrettezze economiche, tali da rendere la sopravvivenza stessa sfida quotidiana.
Nel settimo appuntamento de “I Venerdì del Museo” i relatori Rita Luciani, Salvatore Pisani e Paola Dantoni hanno condotto il folto pubblico della fortunata rassegna culturale in un contesto storico locale ancora inesplorato. Il focus su “A Putìa ro vino” è stata l’occasione per rendersi conto di quanto sentimento e nostalgia trapelino nei racconti di chi ha vissuto quel periodo storico e quegli ambienti, spesso indicati come luogo di vizio e perdizione.
Illustrata una interessantissima ricerca, basata su interviste improvvisate, sul passaparola e su scoperte fortuite, che ha permesso di localizzare le vecchie osterie di Scicli. Con la collaborazione dei discendenti, inoltre, è stato possibile recuperare modelli di gestione, aneddoti, immagini e ritratti destinati all’oblio. Emersa la “sacralità laica” di quei luoghi minuscoli dai racconti raccolti dai relatori: un percorso iniziatico e mai tracciato prima, fatto di emozioni altrui capaci di trasformarsi in pura nostalgia.
Nel decennio di transizione tra il dopoguerra e il boom economico, la norma era fare i conti con un’indigenza pressoché generale. L’esistenza era precaria e segnata da una carestia di cibo che, nonostante la guerra fosse finita da oltre cinque anni, persisteva al punto da far sentire fortunato chi riusciva a rimediare un pezzo di “pani rùru e fàvi cuòtti i quinnic’jòrna”. Tutto questo ha fatto sì che le “putìe” riuscissero a ben radicarsi nella società sciclitana come centro di aggregazione prevalentemente maschile. Per operai, artigiani e contadini, la “putìa” rappresentava l’unica alternativa alla piazza o alla chiesa per socializzare dopo il lavoro: lì ci si scambiavano “curtigghiate”, ma anche informazioni sul mercato dei “jurnatàri”, si discutevano affari e matrimoni, giocando a carte e bevendo vino.
SVN ha realizzato un video recap sull’appuntamento proposto questo weekend dalla rassegna culturale.
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