SCICLI – Paratoia allo “strabordare” del folklore levata dal vescovo di Noto, Salvatore Rumeo, per “salvaguardare” la sacralità delle feste. Sta facendo assai discutere la netta presa di posizione del capo della Diocesi netina nel commentare ieri i festeggiamenti in onore di San Giorgio a Modica. In un’intervista live rilasciata a una emittente televisiva, il Vescovo è stato molto diretto nell’esprimere tutte le sue perplessità sull’evoluzione della processione del Santo, affermando che avrebbe assunto un aspetto più “pagano” che religioso, offuscando preghiera e sacralità.
Rumeo ha paragonato l’attuale svolgimento a un “corteo”, accostamento da cui è nata un’accesa polemica. Poi il riferimento anche a un documento già esistente che disciplina le modalità delle processioni. Una sorta di regolamento, che a suo dire, “non può essere ignorato”. È stata da lui riconosciuta come in queste occasioni la fede sia assoluta, ma invita a rivedere i testi di preghiera, le soste, i percorsi, la presenza di momenti di festa “sopra le righe”. Rumeo ha annunciato che il tema sarà affrontato nelle sedi opportune: dal consiglio presbiterale al collegio dei consultori, fino all’ufficio liturgico diocesano.

Le parole del presule netino rimbombate a Modica sarebbero il culmine di un discorso da lui stesso già avviato recentemente a Scicli, città del Cristo Risorto, una festa con alcune similitudini con la quella di San Giorgio. Quest’anno l’evento religioso-folkloristico dedicato al “Gioia” ha fatto storcere il naso a molti per delle manifestazioni collaterali ritenute “poco consone” e dei momenti di tensione durante la processione. La questione sul folklore di troppo è stata affrontata dal Vescovo dinnanzi a diversi cresimandi sciclitani che si apprestavano a ricevere il sacramento.
Un tema che divide e innesca una riflessione più ampia sul “protocollo” che monsignor Rumeo vuole ripristinare durante celebrazioni e processioni, cercando un “bilanciamento” tra tradizione, folklore e religiosità.
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