SCICLI – Il carteggio “impugnato” comprende suppergiù 15 ettari, traducibili in 150.000 mq, una popolazione insediabile intorno ai 400 abitanti, quantificabile nel 10% di quella attualmente residente nella borgata. Numeri relativi a una nuova edificazione residenziale che sarebbe prevista a Donnalucata.
Un’area segnalata dalla biro di colore rosso del comitato “Micenci”, che riscontra una “anomalia” leggendo la documentazione del preliminare di Piano Urbanistico Generale. Esso, secondo l’associazione, contrasterebbe con quanto sancito dal Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura. La normativa europea, infatti, imporrebbe ai Comuni sopra i 20.000 abitanti il divieto assoluto di ridurre le aree verdi e la proiezione a terra della chioma degli alberi.
“Scopriamo con grande stupore – si legge in una nota del comitato – che nella relazione del progetto inerente all’edilizia residenziale prevista a Donnalucata rientrino seconde case ad uso turistico e non destinate, quindi, a soddisfare il fabbisogno abitativo degli sciclitani. Se realizzate si impermeabilizzeranno 150.000 mq di suolo nel bel mezzo dei cambiamenti climatici, che comportano lunghi periodi di siccità, riduzione della biodiversità e alluvioni. Già oggi, a valle dell’area prevista a destinazione residenziale, via Archimede, nel tratto compreso tra via Arezzo e via Lentini, si allaga ogni volta che piove”.
Il comitato Micenci ricorda che i piani urbanistici devono essere coerenti con il Regolamento europeo per il ripristino della natura, a prescindere dalle norme urbanistiche regionali. La normativa UE, oltre agli ecosistemi naturali, va applicata anche a quelli urbani. “Sono atti legislativi vincolanti, direttamente applicabili ed esecutivi, con efficacia immediata e portata generale, finalizzati anche a garantire l’uniformità del diritto nell’Unione, non richiedendo atti di recepimento nazionale”. Ragione per cui “tutte le trasformazioni del suolo già autorizzate e fatte su aree verdi – riporta la lettera indirizzata a palazzo di città – dovranno essere ribilanciate attraverso azioni di depavimentazione e ripristino ecologico di suolo e vegetazione. Condizione necessaria affinché non scatti il divieto imposto dalla normativa UE ai Comuni nel periodo intercorrente dal 18 agosto 2024 al 31 dicembre 2030”.
Da qui il suggerimento del comitato Micenci a palazzo “Palle” di “sospendere, quindi, in base al principio di precauzione, le autorizzazioni edilizie, leggere il Piano nazionale di ripristino della natura, che sarà pubblicato in una prima versione il 1° settembre 2026, e correggere il PUG secondo quanto previsto dalla normativa comunitaria. È superfluo ricordare – termina la lettera – che la violazione di un regolamento comunitario comporta sanzioni di varia natura, oltre all’avvio da parte della Commissione Europea di una procedura d’infrazione, nei confronti dello Stato inadempiente”.
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