Severino Santiapichi, Scicli gli dona una serata celebrativa

Annunciata per domani (lunedì 25 maggio), giorno in cui ricorre il centenario della nascita del giudice. Verrà pubblicato il nuovo libro "Tracce nella memoria - Atto Secondo", di cui lui stesso è l’autore. Il giorno successivo la presentazione alla città

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SCICLI – Antologia di oltre 260 pagine che fa rivivere lo stato d’animo di un grande Magistrato al servizio dello Stato italiano. Una raccolta degli articoli che per anni Severino Santiapichi pubblicò sul quindicinale “Il Giornale di Scicli”. La città che gli diede i natali si prepara a dedicare al giudice, scomparso il 17 settembre 2016, una serata celebrativa. Un avvenimento importante che coincide con il centenario della sua nascita.

Per domani (lunedì 25 maggio) è stata annunciata l’uscita del nuovo libro “Tracce nella memoria – Atto Secondo”, di cui è autore appunto lo stesso Santiapichi. Il volume verrà presentato a Scicli il giorno successivo (martedì 26 maggio), alle ore 18.30, nella sala parrocchiale dell’ex Convento del Carmine, in piazza Busacca.

La serata di presentazione del libro, organizzata con il sostegno del movimento culturale “Vitaliano Brancati”, sotto il patrocinio del Comune, sarà moderata dal curatore dell’opera, nonché, direttore del Giornale di Scicli, Franco Causarano. Il sindaco Mario Marino aprirà i lavori, con un saluto istituzionale. A relazionare saranno i proffessori Giuseppe Mariotta, Giuseppe Nifosì, Giuseppe Pitrolo.

Trattasi di una selezione (edita dal GDS) di testi estrapolati da una rubrica che fu molto seguita da lettori e cittadini del paese natale dell’autore; protagonista, come Presidente della Prima Corte d’Assise di Roma, in quegli anni (2005-2016) di lavoro e di impegno civile, poi, nell’età della pensione.

Il ritorno nella sua città, tra Scicli e Donnalucata, gli permise di dedicarsi più profondamente alla lettura e alla scrittura. E il suo fu un impegno costante tra le pagine del Giornale cittadino. Quasi un viaggio ininterrotto e ricco di storie personali e collettive, in quelli che furono i tempi della giovinezza, degli studi e dei primi incarichi lavorativi. Ma anche le riflessioni sulla storia personale in Somalia e i grandi processi a Roma che lo videro impegnato in quelli che furono poi identificati come “Anni di piombo”.

 

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