Con Sasha Vinci il “Gioia” alla Biennale di Venezia

Inaugurata oggi il “Solo Show” con una performance e una mostra dell’artista sciclitano nel Padiglione nazionale Repubblica Unita di Tanzania

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SCICLI – Site-specific che unisce melodia, scultura e performance, trasformando lo spazio in una cosmologia della resistenza. “Trilogia delle ombre”, il progetto che Sasha Vinci ha dedicato alla Biennale di Venezia giunge al terzo atto. Accanto a sculture luminescenti, che ricreano la costellazione visibile nel solstizio d’estate nella città della laguna e a Gaza, l’artista sciclitano firma un’azione performativa sulla Pasqua di Scicli, la festa dell’Uomo Vivo, “U Gioia”. Da oggi al 21 giugno nel Padiglione nazionale Repubblica Unita di Tanzania, Vinci è protagonista del “Solo Show” con una performance e una mostra.

L’inaugurazione odierna ha proposto una visita guidata con la curatrice Martina Cavallarin e l’artista. Dopo l’apertura della mostra personale, moltiplicatasi attraverso un atto performativo empatico e affascinante. “La Luce delle Ombre” è un invito a rallentare lo sguardo, a riconoscere nell’ombra una dimensione necessaria da attraversare. Il progetto non offre soluzioni, non illumina per dissipare il buio, ma apre varchi per renderlo abitabile, è un cammino che chiede ascolto, presenza, responsabilità e ci induce a riflettere sulla caducità dell’esistenza e sulle cause devastanti dell’Antropocene.

Nel primo atto, il “Peso delle Ombre”, l’artista ha realizzato una performance in forma di demolizione di un abuso edilizio dinnanzi la chiesa rupestre di Santa Maria di Piedigrotta, al quartiere San Bartolomeo. La valenza simbolica è quella della restituzione di un dialogo tra architettura, natura e memoria collettiva.

La “Terra delle Ombre”, secondo atto della trilogia, è l’installazione esposta nel Padiglione Nazionale e si presenta come una situazione d’opera che condensa media e tecniche diverse. Partendo dalla video-documentazione dello smantellamento del fabbricato, creano una nuova chiave di lettura e rendono l’ombra materia visibile e condivisa.

Con “Luce delle Ombre”, terzo capitolo della Trilogia, Vinci crea un’installazione site-specific unendo melodia, scultura e performance, trasformando lo spazio in una cosmologia della resistenza. Il trauma e l’abuso vengono trasformati nell’opera sonora: il paesaggio viene quindi tradotto in canto e melodia, grazie anche alla collaborazione con il musicista Vincent Migliorisi.

Nello spazio mostra, completamente buio, il sonoro fa da sfondo a sculture luminescenti sospese che ricreano il cielo sopra la città di Venezia nella notte del solstizio d’estate, il medesimo visibile da Gaza quella stessa sera. Le costellazioni, destrutturate e riassemblate, divengono organismi mutevoli, generatrici di nuove visioni che trasformano abuso e dolore in presenze luminose collettive.

L’azione performativa approda a Venezia dal territorio di origine dell’artista, Scicli, con la sua festa pasquale “dell’Uomo Vivo”, “U Gioia”. Qui, Vinci trasforma quei raggi che circondano il Cristo Risorto, in freddo metallo. Così la gioia si fa peso che l’artista indossa sulle spalle, vagando faticosamente nello spazio per tutta la durata dell’azione sonora a esemplificare il fardello di una comunità unita, vittima di un presente di prevaricazione che la annichilisce.

 

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