SCICLI – La “bolla protettiva” del Comune attivata contro gli attacchi social ha generato molto clamore a Scicli. L’intenzione del Municipio di intraprendere le vie legali per “tutelarsi” da chi “quotidianamente ne scredita l’operato” e frenare la “facile propagazione di insinuazioni che colpiscono le Istituzioni cittadine, inducendo nei lettori risentimenti, alimentando rancori, sospetti e maldicenze” ha suscitato la disapprovazione di coloro che temono delle “ingiuste e pesanti limitazioni” al diritto di critica.
Nonostante siano trascorsi diversi giorni dalla diffusione dell’annuncio di palazzo “Palle”, la questione continua a tenere banco. A intervenire pure Guglielmo Scimonello. L’ex assessore e consigliere comunale non risparmia critiche all’amministrazione Marino per una scelta che “potrebbe essere percepita dai cittadini – spiega – come l’intenzione di mettere a tacere il dissenso”.

Per Scimonello un Comune può adire le vie legali e penali nei confronti dei cittadini, ma “solo se le affermazioni superano il limite del diritto di critica politica e integrano il reato di diffamazione aggravata. Si ha, invece, la sensazione che con l’annuncio fatto si voglia intimorire i cittadini e frenare il dissenso. Ricordo che la pubblicazione di foto che documentano disservizi è pienamente legittima ed il diritto di cronaca e di critica si applica anche ai privati cittadini sui social network”.
L’ex assessore ribadisce che in caso di insulti, offese personali o attribuzione di reati inesistenti, “il Sindaco può procedere legalmente per tutelare la propria reputazione e l’onorabilità della carica. Anche il Comune può tutelarsi legalmente per difendere la propria immagine e il buon andamento dell’amministrazione”. Ma, al contrario, se un cittadino accusa l’amministrazione di inefficienza, inerzia politica o di silenzio-assenso, “la critica allora è lecita”.
“Un’amministrazione lungimirante – conclude l’ex assessore – dovrebbe unire la rappresentanza politica alla responsabilità istituzionale, comprendere e intercettare gli umori della comunità, ma non può sostituire il rispetto delle regole o l’esercizio del dovere civico“.
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