SCICLI – Affiatamento eccezionale, fraterna cooperazione, professionalità e talenti differenti all’opera per una finalità comune. Dietro le quinte del successo riscosso anche quest’anno dai festeggiamenti in onore del Santissimo Salvatore al Villaggio Jungi si cela un pregevole gioco di squadra. Ciascun collaboratore coinvolto ha svolto con immensa dedizione e amorevolmente compiti differenti a servizio della parrocchia.
E i risultati si sono visti. Uno straordinario weekend di festa è stato allestito, riscuotendo grande partecipazione. Preghiera, teatro, gastronomia e musica hanno allietato un’intera comunità parrocchiale, avvicinando ad essa nuova gente. Riguardando le solenni celebrazioni in onore del custode celeste del Villaggio Jungi non si può che essere felici di quanto organizzato.
Nella mente di padre Davide Lutri, a ventiquattr’ore dalla fine dei festeggiamenti, sono ancora luminose le stupende immagini lasciate da musica, teatro e momenti di preghiera condivisi. “Se dovessimo fare un bilancio di queste giornate – esordisce il sacerdote -, i numeri, pur straordinari, passerebbero in secondo piano. Il vero successo di questa festa si misura su due binari fondamentali: il nostro cammino di fede e la collaborazione sincera e proficua che ha animato ogni singolo istante”.
Per don Davide la festa non è stato un semplice momento di svago fine a sé stesso. “Ogni sorriso donato dietro un bancone, ogni sedia sistemata e momento di preghiera vissuto insieme – commenta – sono stati il segno tangibile di una Chiesa viva, che sa uscire dalle proprie mura per farsi incontro all’altro. Celebrare insieme la nostra identità parrocchiale ci ha ricordato che il centro di tutto resta la gioia del Vangelo, capace di trasformare una semplice serata estiva in un’occasione di grazia, accoglienza e testimonianza”.
Il resoconto del sacerdote si concentra sul “piccolo grande ‘miracolo’ che è la corresponsabilità. Abbiamo visto generazioni diverse lavorare fianco a fianco: i giovani supportare gli anziani, i veterani della parrocchia accogliere i nuovi arrivati. Nessuno ha fatto tutto, ma tutti hanno fatto qualcosa”.
Dalla cucina alla liturgia, dalla logistica all’animazione per i più piccoli, ogni volontario ha messo a disposizione i propri talenti con umiltà e gratuità, senza cercare il proprio interesse ma il bene comune. “È stata la dimostrazione plastica – prosegue padre Davide – di cosa significhi essere ‘corpo di Cristo’: membra diverse, unite dallo stesso spirito. Un grazie di cuore va a ciascuno di voi: coloro che hanno lavorato nell’ombra per settimane o partecipato con la loro presenza calorosa; a chi ha sostenuto la festa anche solo con una preghiera”.
“Questo fine settimana – aggiunge il parroco – ci lascia una certezza: siamo una comunità in cammino. Le luci della festa si sono spente, ma resta accesa la gioia di aver camminato insieme”. Nel ringraziare e dare appuntamento a tutti al prossimo anno, padre Davide sottolinea come “la fraternità ritrovata e la fede condivisa siano le basi da cui ripartire, pronti a vivere – termina – i prossimi passi della nostra vita parrocchiale con lo stesso entusiasmo”.
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