L’incontro con Papa Leone XIV, la parrocchia del SS. Salvatore a Lampedusa

Ieri mattina padre Davide Lutri, insieme a una delegazione della comunità parrocchiale del Villaggio Jungi, ha preso parte alla messa celebrata dal pontefice durante la sua visita pastorale. Il sacerdote: “Momento che rimarrà impresso a lungo nella memoria della nostra comunità”

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SCICLI – Omelia intensa, a tratti commossa, parole di pace e speranza. Al Santissimo Salvatore di Jungi custodiranno preziosamente ogni parola pronunciata da Papa Leone XIV a conclusione della sua visita pastorale a Lampedusa. Alla messa celebrata dal pontefice ieri mattina era presente padre Davide Lutri e una delegazione della comunità parrocchiale. Tanta l’emozione nel gruppo, partito da Scicli, per essere testimone del pensiero che il Santo Padre ha rivolto al dramma dell’immigrazione.

Ci sono viaggi – ha detto don Davide – che non si misurano in chilometri, ma in intensità di sguardi e profondità di significato. Abbiamo vissuto un momento che rimarrà impresso a lungo nella memoria della nostra comunità”.

​Un’esperienza emotivamente significativa, in particolare per il sacerdote di Jungi. “Per me, questo appuntamento – ha spiegato – non è stato soltanto un momento di profonda comunione ecclesiale, ma un vero e proprio cerchio che si chiude. Sin dal giorno in cui l’evento è stato annunciato, ho sentito il desiderio profondo di esserci. Il motivo va oltre la pur grandissima emozione personale: questo viaggio tocca il cuore pulsante della ricerca di dottorato che sto preparando, incentrata proprio sul Mediterraneo come frontiera di pace’”.

​Padre Davide considera la tappa di Lampedusa l’apice di un percorso che intreccia preghiera e studio. “Trovarmi a Lampedusa, l’avamposto d’Europa, dove la storia contemporanea mostra le sue ferite più scoperte – è stato detto dal parroco -, ha dato carne e sangue alle pagine della mia tesi. Le parole del Santo Padre hanno risuonato come una potente conferma scientifica e spirituale: il Mare Nostrum non può e non deve essere un ‘cimitero senza lapidi’ o una barriera invalicabile, ma un laboratorio di accoglienza, dialogo e diplomazia dal basso.

​La comunità parrocchiale porta con sé a Jungi un sentimento spirituale rinnovato, che trova voce nel silenzio carico di preghiera dell’isola.

Il Mediterraneo è una vocazione alla vicinanza, non una condanna alla divisione“, parole di forte impatto nella mente e nel cuore del sacerdote che rappresentano pure la sintesi perfetta del suo lavoro accademico. “La pace – ha proseguito padre Davide – non è un’utopia astratta, ma una costruzione quotidiana che parte proprio dai luoghi di frontiera. Torno a casa con una valigia piena di emozioni, appunti preziosi per il mio dottorato e, soprattutto, con la certezza rinnovata che studiare il Mediterraneo oggi significa impegnarsi a trasformare ogni barriera in un ponte di pace.

La partecipazione alla visita pastorale di papa Leone a Lampedusa testimonia la grande fede e forte attenzione ai temi più delicati, che segnano l’umanità, da parte della comunità parrocchiale di Jungi.

Condividere questa esperienza con i fratelli e le sorelle della parrocchia – termina padre Davide – ha reso il tutto ancora più speciale. Portare la nostra realtà di Jungi fin qui significa testimoniare che anche le nostre comunità siciliane sono sentinelle di questa cultura dell’accoglienza”.

 

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