SCICLI – Panel internazionale, relatori di spicco alternatisi in tre sessioni del meeting, che ha tributato un ulteriore merito alla cultura del giudice Severino Santiapichi. Si è concluso stamani al Museo d’Arte Contemporanea del Carmine la “due giorni” di convegno dell’Associazione internazionale dei critici letterari (AICL), coorganizzato col Comune di Scicli, su “Letteratura e giustizia”.
Ieri le sessioni d’apertura del meeting, voluto dall’amministrazione comunale, in occasione del centenario della nascita di Santiapichi. La parte mattutina si è svolta nell’aula consiliare, mentre quella pomeridiana a palazzo Spadaro. Ad aprire i lavori il sindaco Mario Marino, che ha tenuto una prolusione sulla figura del giudice, nato a Scicli nel 1926. Autore anche di numerose pubblicazioni, Santiapichi è stato avvocato, pretore, magistrato e presidente della Prima Corte d’Assise di Roma, oltre che procuratore generale della Repubblica di Perugia e procuratore ad honorem della Corte di Cassazione. Presiedette alcuni dei processi più complessi della storia repubblicana, tra cui quello per l’attentato al papa Giovanni Paolo II e il processo Moro-bis. Santiapichi ricoprì la carica di vicepresidente della Corte Suprema in Somalia. Uomo riservato e profondamente legato alla cultura e ai classici, fu anche definito “giudice gentiluomo” dal giornalista Salvatore Lordi, che gli ha dedicato di recente una biografia. Dopo il pensionamento è stato anche docente a contratto presso l’Università Kore di Enna.
A relazionare nella sessione d’apertura gli spagnoli Angel Basanta (L’opera di Gonzalo Torrente Ballester [1939-1975] sotto la censura franchista) e Fernando Valls (La censura di ieri e di oggi), insieme al rumeno Stefan Damian (La Giustizia sulla scacchiera). Un successo inaspettato ha riscosso l’intervento di Corrado Monaca “Da via Fani a Scicli: con Leonardo Sciascia e Saverino Santiapichi”. Da lui è stata esaltata la figura di Santiapichi, presidente della Prima Corte d’Assise di Roma nel processo Moro-bis, conclusosi nel 1983 con 32 condanne all’ergastolo, poi in gran parte confermate in appello e in Cassazione. Monaca ha ripercorso sinteticamente l’iter giudiziario (Moro I, Moro-bis, Moro-ter, Quater e Quinquies), sottolineando come dagli atti emergano ancora molte zone d’ombra. Per il relatore, insomma, il delitto Moro riveste un valore periodizzante: “L’eliminazione del Presidente della Democrazia Cristiana – ha detto – rappresenta una cesura storica che pose fine alla stabilità politica e sociale del dopo guerra fino ai trattati ed ai codici dell’Unione Europea. Aprì lo scenario che stiamo vivendo con la speranza di riuscire a trovare, al più presto una stabilità di pace”.
In chiusura, la riflessione sul senso della magistratura “come garanzia” e non “come potere alternativo”, secondo Santiapichi. Ha presieduto i lavori Neria De Giovanni, presidente dell’AICL e reduce da un convegno internazionale al Murray Edwards College dell’Università di Cambridge, per ricordare e onorare la figura di Grazia Deledda a cento anni dal conferimento del Premio Nobel. Durante la seconda parte del meeting a palazzo Spadaro hanno, invece, relazionato Pierfranco Bruni (“Il processo” di Franz Kafka), Lucia Trombadore (Riflessioni sul Giudice Gentiluomo), il rumeno Tudorel Radu (“Baltagul (Labrys), il primo romanzo di giustizia personale nella letteratura rumena), Antonio Casu (Il rapporto letteratura e giustizia dal mondo classico ad oggi) e Anna Santoliquido (Aldo Moro a Bari: tra ricordi personali ed eventi pubblici).
Stamani l’ultima sessione del convegno. Nella scaletta del terzo momento di approfondimento, presieduto da Angel Basanta, vicepresidente dell’AICL, e tenutosi al Museo d’Arte Contemporanea Carmine, gli interventi del francese Jean-Pierre Castellani (Il rapporto della giustizia con lo scrittore francese André Gide), Flora Salveti (L’irlandese Colum McCann per il caso vero e letterario di Diane Forley), dello spagnolo Francisco Morales Lomas (Esilio interiore del grande scrittore Vicente Aleixandre), di Antonio Maria Masia (Dante Alighieri, Antonio Gramsci e Enzo Tortora), Monica Tronci (Eleonora d’Arborea giudicessa medievale della Sardegna e la sua scrittura giuridica) e di Neria De Giovanni (Un romanzo poco noto di Grazia Deledda, “La Giustizia”, 1899). SVN ha seguito la seconda parte dei lavori, quella ospitata a palazzo Spadaro, realizzando un servizio video riassuntivo.
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