Scicli: Edipo Re nello spazio teatrale “Officinoff”

Stasera alle ore 21 e domani alle 19 le ultime due rappresentazioni per la regia di Alessandro Sparacino

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SCICLI – In scena nello spazio teatrale Officinoff di via dei Lillà a Scicli, Edipo Re di Sofocle. Stasera (ore 21) e domani (domenica 19 maggio, ore 19) le ultime due serate delle quattro organizzate.

Un appuntamento di assoluto rilievo con la tragedia greca. Alessandro Sparacino (che firma anche la regia), Giada Ruggeri, Giovanni Anzalone, Angelo Abela, Luca De Angelis, Carmelo Gerbaro ed Alberto lacono sul palco; assieme al coro, composto da Donato Minardo, Alessia Ballarò (che lo dirige), Miriam Pisana, Cinzia Coniglione, Anna Scarpata e Simonetta Arrabito.

Sinossi Edipo Re

Aristotele, nella “Poetica”, scrive che il genere tragico si basa essenzialmente su due elementi cardine della trama narrativa: agnizione e peripezia; la prima consiste nell’improvviso riconoscimento dell’identità di un personaggio, che determina una svolta decisiva nella vicenda; la seconda è il capovolgimento improvviso dei fatti, che sconvolge l’animo di uno o più protagonisti.

La tragedia scritta da Sofocle si fonda sul capovolgimento della situazione iniziale. Edipo, re di Tebe, dopo aver risolto l’enigma della Sfinge, promette al suo popolo di liberarlo dalla nuova pestilenza e, una volta consultato l’oracolo, annuncia di voler trovare a tutti i costi l’uccisore di Laio, responsabile dello stato in cui la città riversa.

La sua ricerca affannosa lo porterà però alla sciagura: da sovrano si ritroverà esiliato, da abile risolutore di enigmi a impotente vittima di un enigma divino che coincide proprio col suo essere.

Per mezzo dell’espediente dell’indagine condotta da lui stesso, la peripezia coincide col suo riconoscimento quale colpevole dell’uccisione del padre Laio e dell’unione con sua madre Giocasta.

In questo percorso verso la verità viene a scontrarsi con l’indovino cieco Tiresia. La condizione dei due personaggi è opposta fin dall’inizio.

Edipo, sentendosi chiamato in causa dall’indovino, lo accusa come calunniatore e sottolinea la sua cecità in modo spregiativo. Tiresia riesce però a smuovere qualcosa nell’animo di Edipo, il quale solo alla fine giungerà alla verità.

Rassegnato, alla vista di Giocasta impiccata decide di compiere l’atto estremo: con la spilla aurea della madre-sposa infilza entrambi gli occhi, diventando cieco. Rispettando il bando da lui stesso emanato,

Edipo è solo, esiliato dal suo popolo e abbandonato a una sorte avversa che da sovrano l’ha reso esule, in balia di forze divine che agiscono senza una logica precisa e che impediscono all’uomo di capire il senso ultimo delle sue azioni.

La sorte di Edipo è quella di tutti gli uomini, secondo Sofocle: tutti destinati a compiere un errore, in quanto non si ha il pieno controllo delle azioni né tanto meno una conoscenza precisa del domani. L’errore è quindi una condizione con cui ogni uomo deve misurarsi prima o poi e che può portarlo alla sciagura.

 

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