“Quando i murticieddi di notte portavano i regali”

Per la cultura popolare siciliana quella del due novembre è una delle feste più antiche. Un momento di tristezza che si trasformava in gioiosa relazione con i cari che facevano trovare ai bambini regali ai quali si ricambiava con dolci e preghiere. Il signor Gianni Arrabito, in una lettera inviata alla nostra redazione, si sofferma proprio su questa antichissima tradizione popolare

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SCICLI – Da bambino, per  la ricorrenza del 2 novembre, giorno dei morti, di mattina al risveglio ero eccitato, ansioso e nello stesso tempo felice. Mi apprestavo a scendere   dal lettino e inginocchiandomi andavo alla  ricerca dei regali che durante la notte mi avevano lasciato i cari defunti.

Avveniva qualcosa di magico e come d’incanto trovavo incarti contenenti giochi e semplici regali che i nostri angeli, “i Murticieddi”, nel pieno della notte, deponevano misteriosamente. Di anno in anno si ripeteva questa suggestione; già a fine ricorrenza fantasticavo sul prossimo regalo che avrei voluto ricevere. A volte in una busta trovavo  anche una piccola somma in denaro che poi i nostri genitori versavano in banca sulla nostra “libretta”  di  risparmio.

Puntualmente, ogni vigilia del 2 novembre non mi spiegavo come facessero ad indovinare  il regalo dei  miei desideri, di certo, mai pretenziosi! La cosa che maggiormente mi stupiva da parte dei “murticieddi” è che sempre ci “azzeccavano”! La vigilia e l’attesa mi dava una grande gioia ed euforia e puntualmente rispettava sempre le mie aspettative.

Scartati i regali, dopo una fugace colazione, raggiungevo di buon mattino i miei compagnetti  di  quartiere e con orgoglio ci mostravamo i regali ricevuti.  Finalmente, dopo quella attesa notturna, potevo far viaggiare la mia fantasia con i regali che mi avevano portato  i miei “angeli defunti”. Finita la ricorrenza dei morti, avrei dovuto attendere un altro anno per ricevere un nuovo regalo, solitamente si trattava di semplici giocattoli di legno, di latta o di plastica che diventavano fonte d’ispirazione per accrescere la  creatività di un bambino, stimolandone la fantasia e soprattutto riuscivano ad aggregare  ciurme di  piccoli monelli.

Puntualmente ogni anno mi promettevo per la  vigilia di  stare  sveglio  tutta  la notte per poter assistere alla consegna dei doni da parte dei “murticieddi”, ma alla fine cedevo  tra le braccia di Morfeo.

Dal 1995, complice il marketing,  iniziò ad  essere importata una tradizione a stelle e strisce, la classica americanata (tra  l’altro  un po’ lugubre piena di mostri , streghe ,  scheletri e zucche  tante zucche piccole grandi), cambiando la nostra “ingenua” festa dei “murticieddi” in una  carnevalata ed una  saga  tra  alcolici, balli e bagordate, perdendo di  vista il senso delle origini della nostra sana ed innocente commemorazione, propedeutica ad accrescere il rispetto verso i cari defunti angeli e nostri progenitori.

Credo che dovremmo riflettere e riprendere le  tradizioni sane che fanno parte della  nostra cultura. Ritorniamo a festeggiare la befana al Nord e i “murticieddi” al Sud, in questo  modo non solo per  tradizione, ma per il senso pedagogico di queste ricorrenze!

È trascorso un anno esatto dalla tristissima tragedia che ha fatto 151 morti, tutti uccisi nella calca a Seul in Corea Sud, proprio  per “festeggiare” l’americanata e festa idiota… Per chiudere, è imparagonabile la nostra festa dei “murticieddi”, alla pagliacciata di halloween.

 

Gianni Arrabito

 

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