Innamorati (perennemente) della Pasqua di Scicli

Vinicio Capossela: “Pazzo di Gioia”. L’amico Roy Paci: “Magia creata insieme”. Il cantautore e il trombettista commentano, tramite social, lo spettacolo musicale di via Francesco Mormina Penna, organizzato durante la processione notturna

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SCICLI – Perdutamente innamorati della Pasqua di Scicli. A turisti e visitatori è sufficiente vederla una volta per rimanere legati emotivamente alla festa per sempre. Lo stesso è capitato a Vinicio Capossela e al trombettista Roy Paci, esibitisi nel lontano 2006 sotto palazzo Busacca per accogliere la suggestiva uscita notturna del Cristo Risorto dalla chiesa del Carmine. L’apice del loro concerto fu il brano “L’Uomo Vivo (Inno al Gioia)”, che il cantautore dedicò al simulacro. Da allora la composizione è diventata la seconda “colonna sonora” della processione, dopo lo storico “Inno di Busacca”.

La canzone è risuonata pure quest’anno. In via Francesco Mormina Penna si sono riversate migliaia di persone per assistere a uno spettacolo musicale. Dagli amplificatori è partito proprio il brano di Capossela, dando inizio a una danza collettiva sotto il Gioia, ripresa e postata sui social. Le incredibili immagini sono arrivate sino al cantautore e al trombettista, suscitando in loro nuove e intense emozioni, nonostante abbiano già vissuto la folkloristica processione. Vinicio Capossela: “Pazzo di Gioia!”; l’amico Roy Paci: “Una delle tante magie create insieme fratello”. Brevi commenti marcati da entrambi con un grande cuore rosso.

https://www.instagram.com/reel/C5M_a1DIwxv/?igsh=eDR6eWF0YjgzcjBn

Capossela ha voluto poi dedicare al Gioia un ulteriore post sui propri profili social: “20 anni fa – scrive – per la prima volta finii a Scicli il giorno di Pasqua, con Jacopo e Carmelo Chiaramonte. La festa non sembrava granché, cattiva musica e bancarelle, fino a che finimmo dentro la chiesa attratti dai boati. Ci dissero che era una miscela di paganesimo, fede e gallismo, poi si levò il grido collettivo: Gio-Gio-ia… la statua del Cristo risorto condotta a spalla uscì all’aperto investita da una selva di garofani e poi iniziò a barcollare oltre ogni limite di velocità pedonale sulle teste della folla, inseguita da una banda in uniforme rossa, che suonava sempre lo stesso pezzo, una marcia reale chiamata ‘Busacca’ Fu una epifania, una folgorazione: l’espressione più festosa della vittoria sulla morte”. 

“In questi giorni di poca gioia, in cui la morte sembra entrare dai pori del mondo, che l’uomo vivo ci ricordi la sacralità della vita, di ogni vita, il valore di ogni vita umana. Grazie #Scicli per avere adottato questa canzone che anni fa a Scicli è nata. Grazia a tutti – termina il cantautore – per ricordarci che l’omu è vivu!”.

 

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