Acqua non potabile Donnalucata: “Sindaco, vogliamo indennizzo!”

Il comitato Micenci non accetta la lettera di diniego inviata dal Comune a quei cittadini che hanno chiesto un rimborso per il disservizio idrico, registratosi nei mesi scorsi nella borgata

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SCICLI – Indennizzo reclamato per la mancata attivazione del servizio sostitutivo di autobotte. Richiesta respinta da palazzo “Palle”, il quale avrebbe inviato delle lettere di diniego a tutti i residenti che hanno richiesto un rimborso, dopo i disservizi idrici verificatisi nei mesi scorsi (da ottobre 2023 a gennaio 2024) a Donnalucata. In quel periodo, come bene si ricorderà, il Comune aveva deciso di sospendere l’erogazione idrica a causa della non potabilità dell’acqua erogata nella borgata.

I richiedenti dell’indennizzo, però, non desistono. In loro aiuto interviene il comitato Micenci, rivolgendosi direttamente al sindaco Mario Marino.

Ci permettiamo di segnalare il problema – esordisce il portavoce del gruppo, Claudio Conti, certi che i suoi uffici potranno risolverlo. Diversi cittadini hanno ricevuto dal Municipio una ingiustificata e ingiustificabile lettera di diniego”.

Il comitato fa notare come la carta dei servizi del ciclo integrato dell’acqua del Comune di Scicli preveda che “venga erogata agli utenti, attraverso l’acquedotto comunale, soltanto acqua potabile e non potrebbe essere altrimenti. Il servizio, inoltre, deve essere garantito con continuità, per tutti i giorni dell’anno – riporta il documento -, in conformità con i vigenti standard di legge previsti per la qualità della risorsa idrica, destinata al consumo umano”.

Ecco che si arriva al nocciolo della questione: “In caso di mancata erogazione dell’acqua potabile – chiarisce Conti – il Comune deve mettere a disposizione dei cittadini le autobotti. Il fatto che dai rubinetti esca comunque acqua, come sostiene un funzionario comunale, (però non utilizzabile, perchè non si può bere per ordinanza sindacale), non significa che il servizio viene reso, in quanto è prevista esclusivamente erogazione idrica potabile”.

Dal comitato viene sottolineato che il tempo massimo per l’attivazione del servizio sostitutivo di emergenza, in caso di sospensione del servizio idropotabile, sia di 48 ore. Non solo. Motivata così la richiesta di indennizzo automatico base, pari a 30 euro, ovvero “l’importo riconosciuto all’utente finale – fa notare Conti – nel caso in cui il gestore non rispetti lo standard specifico di qualità”.

Il concetto viene ribadito: “Dunque, non si chiede l’indennizzo al Comune per la mancata erogazione dell’acqua potabile, ma, per non aver attivato il servizio sostitutivo entro sei giorni dall’ordinanza di divieto di utilizzo.

Motivazioni, in conclusione, che inducono il comitato Micenci a chiedere al Sindaco di “revocare in autotutela le lettere di diniego di riconoscimento dall’indennizzo e mettere in atto, invece, tutte le procedure amministrative – conclude Conti – per riconoscere il rimborso ai cittadini che ne fanno richiesta.

 

 

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