Fonti rinnovabili a Scicli: “Vanno sostenute, ma senza sacrificare il paesaggio”

La pensano così i Consiglieri comunali Caterina Riccotti, Marianna Buscema, Bruno Mirabella e Consuelo Paccetto. I quattro esponenti della minoranza hanno presentato un ordine del giorno per portare la questione in aula consiliare

Nella foto Bruno Mirabella, Consuelo Pacetto, Caterina Riccotti e Marianna Buscema
-Pubblicità-    

SCICLI – Creare energia sostenibile è indispensabile per far fronte all’emergenza climatica globale. Sulla strada delle rinnovabili negli ultimi anni si è avviata pure Scicli, seppur con qualche perplessità.

Molti in città sostengono che l’installazione di impianti “green” possa mettere a rischio la tutela del paesaggio circostante: “La soluzione perfetta sarebbe conciliare entrambe le cose”. La pensano così anche i Consiglieri comunali Caterina Riccotti (Start Scicli), Marianna Buscema (Italia Viva/Renew Europe), Bruno Mirabella (Scicli Bene Comune) e Consuelo Paccetto. I quattro componenti della minoranza hanno presentato un ordine del giorno per portare la questione in aula consiliare.

L’utilizzo di pannelli solari, in copertura di edifici o infrastrutture – affermano i Consiglieri -, è sicuramente l’opzione primaria, per la maggiore compatibilità paesaggistica e ambientale. Su questa scia sempre più sta prendendo piede l’agrifotovoltaico, come elemento imprescindibile di questo rinnovamento energetico”.

Gli esponenti dell’opposizione temono che “nel nostro territorio, oltre che quello già visibile di contrada Landolina, potrebbero nascere a breve altri impianti anche molto più grandi”.

Considerazione che porta loro a porsi degli interrogativi: “Il fotovoltaico si può prospettare nel nostro territorio come una fonte a rischio di eccessiva invadenza territoriale? Si corre il pericolo di sviluppare un ingombro territoriale?”.

Noi non vogliamo questo per il nostro paesaggio – proseguono -, si tratterebbe di un sacrificio inaccettabile, se si dovessero ripercorrere le modalità a cui abbiamo assistito nella prima generazione di grandi parchi fotovoltaici a terra”.

A detta di Riccotti, Buscema, Mirabella e Pacetto “sarebbe grave (per impatto ambientale e agricolo/produttivo) che la realizzazione di nuova capacità fotovoltaica avvenisse con la trasformazione di superfici agricole in distese di pannelli, su superfici prive, o quasi, di vegetazione. Altrettanto pesante sarebbe il danno, in caso di sacrificio di superfici con vegetazione naturale spontanea e forestale”.

L’applicazione al suolo di grandi installazioni, per aree nell’ordine delle decine o addirittura delle centinaia di ettari, è un intervento di significativa alterazione ambientale e paesaggistica, pertanto – concludono i consiglieri -, abbiamo ritenuto utile presentare un ordine del giorno apposito per investire il Consiglio comunale della discussione