Scicli: giro di boa per “Classico Italiano”

Venerdì alle ore 21 nel giardino di palazzo “Bonelli – Patanè”

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SCICLI – Altra serata nel segno del cinema a Scicli. “Classico Italiano” giunge al giro di boa, proponendo il quarto degli otto appuntamenti del suo intenso e ricco programma.

Venerdì alle ore 21, nel giardino di palazzo “Bonelli – Patanè”, sarà presentato il libro “Romolo Valli”, scritto da Daniela Montemagno, edito da Edizioni Sabinae. L’autrice converserà con persone che hanno lavorato con l’attore scomparso: Caterina D’Amico, Dino Trappetti e il nipote Paolo Valli.

La seconda parte della serata, intorno alle ore 22.15, al cine teatro Italia. In sala saranno proiettati “Il Lavoro”, di Luchino Visconti, episodio di Boccaccio ’70 con Tomas Milian, Romy Schneider e Romolo Valli, e “Guglielmo il dentone”, di Luigi Filippo D’Amico, episodio del film “I Complessi” con Alberto Sordi e Romolo Valli.

Per entrare in sala, gli organizzatori ricordano che è necessario essere in possesso del green pass da esibire all’ingresso. Duecento i posti disponibili. Saranno adottate le misure anti-Covid previste dalla normativa.

Lunedì scorso la rassegna cinematografica, organizzata dall’associazione “Donna Lidda”, ha incassato altri apprezzamenti in occasione del terzo appuntamento.

Nella foo da sinistra: Monetti, Capolicchio e Militello

Protagonista della serata è stato l’attore e regista, Lino Capolicchio, per molti una delle icone cinematografiche più affascinanti e ricercate degli anni sessanta/settanta. Ha presentato la sua opera “D’Amore non si muore”, pubblicata dal centro Sperimentale di Cinematografia con Rubbettino Editore.

Capolicchio si è confessato a “Classico italiano”, svelandosi alle domande di Domenico Monetti, studioso del cinema, di Mario Militello e di Marco Sammito. Durante la conversazione, ha raccontato di sé: suo padre voleva che diventasse un perito chimico, ma lui a quindici anni già leggeva Shakespeare. Finì con il tracciare il suo destino e fece l’attore.

“D’Amore non si muore” è un’opera frutto di tre anni di lavoro ed è la sintesi di un diario iniziato a scrivere all’età di 18 anni, dove Capolicchio appuntava di tutto e ovviamente gli incontri con i grandi personaggi del cinema: Giorgio Strehler, Anna Magnani, Vittorio De Sica, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Fabrizio De André.

Ne è uscita fuori l’immagine di un uomo, di un’artista che troppo in fretta ha bruciato le tappe della celebrità e oggi sul filo del ricordo rimane ammirato dalla sua stessa vita spesa per il cinema, con l’intensa consapevolezza di aver scritto un capitolo importante nella storia del cinema italiano.

La proiezione de “Il Giardino dei Finzi Contini”, con Lino Capolicchio tra i protagonisti, ha chiuso la serata.