Lettera aperta di suor Marzia al popolo sciclitano

“Mentre prego per tutti voi, si staglia nitida dinanzi ai miei occhi, l’immagine possente e gloriosa del Cristo Risorto, “U Gioia”, Colui che ha vinto la morte con l’amore”.

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Amati figli del popolo sciclitano,
vi scrivo dal silenzio di questa clausura forzata, tra le mura di uno splendido convento del 1600, circondato da una natura di ineguagliabile bellezza. Qui, ad ogni risveglio è come aprire gli occhi sul primo mattino del mondo, e l’aria sembra portare con sé i profumi di quel giardino in cui fu deposto il corpo santo del Cristo. Da questo angolo di mondo vorrei raggiungere ciascuno di voi, parlarvi da cuore a cuore, farvi un po’ di compagnia, e condividere ciò che in questi giorni si è sedimentato nella mia anima. Vi ho pensato spesso in questo tempo di restrizione, ho pensato a voi come un piccolo spicchio prediletto di quella umanità che abita la mia preghiera, in un dialogo ininterrotto col Padre.

 

Nella foto suor Marzia

Penso a tutti gli anziani soli, il cui conforto magari erano solo le persone che passavano per la via dinanzi casa e si intrattenevano in una chiacchierata, oppure il negoziante “ra putìa” vicina a cui confidare un dolore o elencare i nomi dei nipoti troppo lontani. Penso a voi, nonni di tante generazioni, che forse avete vissuto due guerre, ma una guerra così non potevate neppure immaginarla. Sì, penso a voi, e vorrei gridarvi: dai, ce la faremo, finirà anche questa guerra, voi non stancatevi di combattere, abbiamo ancora bisogno dei vostri occhi saggi e pieni di misericordia, delle vostre mani tremanti eppure giunte in preghiera, del vostro sorriso con pochi denti ma tanta gioia.

Penso a voi, creature più fragili, ammalati e diversamente abili, e vorrei stringervi in un abbraccio e togliervi questa aggiunta di paura…Non siete soli! Lo so, vi mancano i cirenei, e la croce si è fatta troppo pesante, le giornate interminabili e tutte uguali, e voi immobili a guardare uno squarcio di cielo con le rondini a farvi compagnia. A voi dico: coraggio, questa oscurità non è per sempre, ha le ore contate, poi verrà di nuovo il sole…Dio non dimentica neanche una vostra lacrima, sono come le stelle nel firmamento di questa notte. Voi aggrappatevi a Lui che è Padre buono, e freme e soffre le doglie del parto fino a che ogni figlio non viene alla luce.

Il mio pensiero raggiunge poi ogni famiglia, in particolare quelle che vivono di stenti, padri senza lavoro, madri stanche, bambini esasperati… Non mollate, aumentate l’amore tra voi, colorate i vostri gesti con la gratitudine e ditevi l’un l’altro: siamo vivi, progettiamo insieme il futuro, riscopriamo la bellezza del dono reciproco, del vivere l’uno per l’altro! Il mondo ha bisogno di famiglie felici su cui potersi poggiare, e costruire insieme a Dio la nuova civiltà dell’amore. In questo tempo di lontananza forzata, la famiglia è rimasta l’unico focolaio di tenerezza e prossimità; non lasciatevi dividere da egoismi, chiusure, gelosie, solo l’amore crea e rinsalda i legami. Le cattedrali e le parrocchie sono chiuse, siate voi le piccole chiese domestiche dove continua a incarnarsi il Vangelo.

Penso spesso ai giovani, e mi ritornano in mente tanti volti conosciuti. Voi siete fatti per correre, incontrarvi, mettere in circolo talenti, in un’esplosione incontenibile di vita, e ora invece siete costretti nel perimetro della vostra stanza… Non perdetevi d’animo, presto quella porta si riaprirà e tornerete a guardare le stelle, col cuore colmo di sogni. Riprenderà la partita della vita e sarà goal! In questo “tempo sospeso” siate creativi, inventatevi un nuovo linguaggio dell’amore, viaggiate tra le pagine di un libro o nelle profondità di voi stessi. Scoprite i tesori nascosti in fondo al vostro cuore e i talenti che non pensavate di avere, prendete in mano uno strumento e date voce alle mille note della vostra anima, scegliete i colori più belli e realizzate un capolavoro, ascoltate musica, createla, e muovetevi alla danza. Coltivate amicizie vere e profonde, riprendete in mano la biro e scrivete una lettera d’amore, sperimentate la bellezza di sguardi che oltrepassano i cristalli liquidi di un display, regalate sorrisi che accorcino le distanze e arrivino all’altro come carezze, usate parole di pace, inventate frasi col copyright, imparate l’arte della tenerezza e siate rifugio sicuro per i cuori smarriti. Qualcuno un giorno ha detto:«Io sarò con voi ogni giorno, sino alla fine del mondo». Chiediamo a Lui, a Gesù, il segreto per vivere accanto alle persone amate, facendoci uno con loro, e superando distanze obbligate e apparentemente incolmabili. L’amore tutto copre, tutto spera, tutto sopporta…Ecco il segreto! Leggete la storia appassionante di qualche giovane come voi che ha vissuto in pienezza la felicità, i cosiddetti “Santi della porta accanto” di cui parla spesso Papa Francesco. Ce ne sono tanti, e tutti stupendamente concreti, profondamente umani, semplicemente credenti e innamorati della vita, del Creatore e delle creature. A proposito di santi, forse non ce ne accorgiamo, ma in questi mesi il mondo è popolato da una schiera di uomini e donne, medici, infermieri, farmacisti, che hanno vissuto l’ordinario in maniera straordinaria, hanno donato tempo, salute, e perfino la vita per i loro fratelli. Hanno rinunciato agli affetti più cari per stare al fianco dei loro ammalati, diventando per loro padri, madri, fratelli, amici. È la parte più bella della nostra umanità ferita, e ci ricorda che siamo fatti per amare, che il nostro cuore è creato per donarsi, fino all’ultima goccia di sangue. A loro, e a tanti uomini e donne che nel silenzio continuano a compiere i lavori più umili, vorrei dire grazie. Grazie a tutti voi, panettieri, giornalisti, commessi, agenti di pubblica sicurezza, insegnanti, trasportatori, volontari della carità, e a tanti altri che svolgono un servizio pubblico, e in questo periodo non ci fanno mancare nulla. Siete la “lunga mano” di Dio che provvede sempre ai suoi figli. Grazie ai sacerdoti e alle suore, che con la fantasia dell’amore hanno trovato modi nuovi per stare accanto ai fratelli smarriti e impauriti.

Un ricordo particolare e la mia umile preghiera vanno poi ai tanti, troppi morti di questa pandemia… I nostri occhi sono tempestati quotidianamente da immagini che mai avremmo voluto vedere: ospedali al tracollo, vite aggrappate ai respiratori, file di bare senza un conforto. Sembra la fine del mondo! Ma poi penso a quel venerdì santo, quando Gesù morì sul legno della croce, e il cielo si oscurò, le rocce si spezzarono, e ci fù un gran terremoto sulla terra, tutto faceva pensare a una fine inesorabile, ma il terzo giorno Egli risuscitò da morte e fù come un nuovo inizio. Nell’amore nulla è perduto per sempre, perché «Forte come la morte è l’amore, e le grandi acque non possono spegnerlo, né i fiumi travolgerlo»(Ct.8). Vorrei accostarmi ad ogni uomo che esala l’ultimo respiro da solo e sussurrare:«Non temere, hai fatto tutto bene, è tutto compiuto…ora nasci ancora per non morire mai più».

Ecco, amati figli, mentre prego per tutti voi, si staglia nitida dinanzi ai miei occhi, l’immagine possente e gloriosa del Cristo Risorto, “U Gioia”, Colui che ha vinto la morte con l’amore. Il popolo di Scicli, e penso nessun altro al mondo, è il popolo del Risorto. Così mi piace pensare di me e di tutti voi… La Risurrezione scorre nelle nostre vene! È vero, in questa Pasqua 2020, silenzio, dubbi, delusioni, hanno preso il posto della “Resuscita”, del “Venerabile”, dell’esultanza dei portatori e dei bambini in festa, dei fuochi d’artificio e dell’Inno di Busacca, ma, dal Vangelo di questi giorni, sappiamo di essere in buona compagnia. Una settimana dopo la Pasqua, Tommaso, uno dei 12, ancora scosso dai fatti del venerdì santo, alla notizia che Gesù l’avevano visto risorto, fatica a credere…«Se non vedo, non credo…». Tommaso, Tommaso…Non ricordi le parole di Gesù:«Ancora un poco e non mi vedrete, piangerete e vi rattristerete, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà.»(Gv.16)? il dolore non può, anzi non deve cancellare la gioia. Forse anche noi come Tommaso siamo un po’ smemorati, non ricordiamo più che il Cristo torna, e continua a risorgere nelle notti della nostra vita, vincendo paure e delusioni. E allora coraggio, popolo del Risorto, riprendi in mano la tua fede, tieni accesa la lampada della speranza, e lascia il cuore aperto al futuro! Finirà anche questa notte, e nulla sarà più lo stesso. No, nessuna tristezza se vi auguro che tutto cambierà, perché cambierà in meglio… Questa sofferenza trasfigurerà la nostra vita, e sarà “Gioia” immensa!

Montefalcone nel Sannio, 18 aprile 2020

Suor Marzia

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